Prospettiva di minoranza – Consiglio Comunale del 21.03.2022

Si è svolto, su zoom, anche l’ultimo veloce consiglio comunale, senza interrogazioni né mozioni, con una comunicazione del Sindaco sulla variante 20 al P.I., e con una proposta di delibera relativa alla condivisione della segreteria comunale con il Comune di Montegrotto.

Non è difficile comprendere le ragioni che inducono il comune di Montegrotto a chiedere la condivisione della risorsa: consta una situazione generale di grave carenza di Segretari in servizio, atteso che su 5171 sedi di segreteria ben 2783 sono vacanti.

Una prima riflessione di ordine solidaristico impone quindi di dare seguito a tale richiesta, ancorché – è bene chiarirlo – la delibera non risponda ad alcun interesse pubblico specifico del nostro comune: la condivisione del Segretario, al 70% per Albignasego, e 30% per Montegrotto, non porta alcun beneficio per il nostro territorio.

La situazione impone una seconda riflessione in relazione allo scenario interno nel nostro comune, anche in vista del probabile pensionamento, l’anno prossimo, del Segretario.

Le minoranze ritengono doverosa una riflessione su come l’Amministrazione stia preparando il passaggio di consegne, visto che la struttura è priva di figure dirigenziali. Perché nel Comune di Albignasego, tra i circa 70 dipendenti, non ci sono dirigenti, e le funzioni dirigenziali sono esercitate con incarichi provvisori, conferiti dal Sindaco ai capisettore e periodicamente rinnovati.

Le minoranze hanno quindi chiesto che questo vuoto diventi un’opportunità per individuare delle figure con qualifica dirigenziale, cui dare effettiva autonomia e responsabilità: così il risparmio di spesa sarebbe idealmente reinvestito in un percorso di implementazione delle competenze del personale.

La richiesta è coerente con l’emendamento al DUP, proposto dalle minoranze e votato favorevolmente dal Consiglio Comunale a fine dicembre 2021, con il quale si è chiesta una maggior attenzione al personale e l’individuazione di figure apicali. Ma il Sindaco, sul punto, è stato categorico: nessun dirigente è in previsione per il nostro Comune. Si risparmia (ferocemente) sul personale.  

Ma è vero risparmio quello fatto sulla struttura, sui dipendenti, e sulle competenze?

Il tema fa risuonare le difficoltà di trovare un comandante per la polizia locale, il sesto in sei anni: situazione in cui è stato additato, quale causa delle ripetute difficoltà per coprire il posto, un trattamento non adeguato al ruolo.

Siamo consapevoli del fascino della narrazione del risparmio di spesa generato dal mantenere il personale con qualifiche inferiori, cui conferire annualmente funzioni dirigenziali. Siamo altresì consapevoli che questa scelta pesa meno sulle casse del Comune e rende di più sul piano della dipendenza tra premiante (Sindaco) e premiato (dipendente temporaneamente beneficiato di ruoli per i quali, forse, potrebbe non avere titoli). In ogni caso, il risparmio sulla struttura e sul personale non può essere considerato, di per sé solo, virtuoso.

Talvolta, la comunicazione politica preferisce uno storytelling di facile presa, rafforzato da diffusi stereotipi su dipendenti pubblici, invece di soluzioni più articolate ed efficaci, la cui spiegazione risulterebbe però complessa.

Noi minoranze invece chiediamo di riflettere sul fatto che il risparmio sul personale, ancorché a prima vista accattivante, può essere foriero di criticità per lo stato di salute della macchina comunale: la mancanza di articolazione degli uffici porta all’accentramento delle funzioni, e consente un maggiore controllo delle persone. Questo determina costi in termini di inefficienza occulta (ad esempio in caso di turnover spinto), di deterioramento del  clima interno, e preclusione di sviluppo futuro.

La politica, come i manager, dovrebbe limitarsi all’individuazione degli obiettivi di governo e alle funzioni di indirizzo; le direttive politiche dovrebbero avere carattere di generalità ed svolgere nei confronti degli uffici un’effettiva funzione di alta direzione e coordinamento, senza vincolare le scelte propriamente gestionali; dal canto suo,  l’amministrazione attiva, nel rispetto degli indirizzi politici, nei procedimenti deve garantire l’imparzialità e la legalità, difendendola dalle eventuali influenze della (deriva) politica. Invece, spesso, la politica si sente appagata dal controllo; e così talvolta accade che la buona amministrazione debba essere difesa dalla magistratura, dopo la denuncia di eventi patologici.

Magari gli scenari attuali nel nostro comune non saranno così drastici. Nondimeno, vale guardare oltre le apparenze del risparmio e oltre gli stereotipi, e porre le basi per un salto di qualità e di indipendenza della struttura amministrativa dalla gestione politica. L’efficienza di un sistema non si misura sul controllo delle risorse e sulla forza del comando.

Purtroppo, invece, l’impressione è che l’avversione a una dirigenza stabile celi il tentativo di serrato controllo politico sulla struttura: perché l’affidamento di funzioni dirigenziali su decisione del Sindaco e il loro perpetuo rinnovo, di fatto, servono a ricordare al personale la perenne subordinazione alla politica.

Da qui, l’invito delle minoranze ad un intervento immediato non solo per l’implementazione, ma anche per la riorganizzazione dell’organico, e l’insistenza sull’indagine di clima interno; affichè la necessaria interconnessione tra le funzioni amministrativa e politica non scivoli verso la sistematica subordinazione dell’una all’altra. Luisa Fantinato – consigliera ABC Albignasego Bene Comune 2030

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