25.04.2022 Le città “spugna”

di Manuela Zaidan

immagine presa da https://www.green.it/citta-spugna/

Quando casa nostra è malridotta, generalmente non ci accontentiamo di spazzare la polvere sotto i mobili e abbassare la luce per non vederne i difetti, giusto?
Lo stesso capita quando si parla della nostra città, che è semplicemente ‘casa nostra’ in senso più ampio: dove andiamo a fare la spesa, prendiamo un gelato la domenica, facciamo un giro in bici, andiamo a trovare un vicino o più semplicemente ci godiamo la pace del nostro cortile, o della nostra strada dopo una giornata di lavoro.
E trovarsi da un momento all’altro, per colpa anche solo di un paio di violente piogge, sotto svariati centimetri di acqua fredda e puzzolente è piuttosto lontano dal nostro ideale di casa accogliente: come minimo sgradevole, se non pericoloso – come accaduto a uno dei nostri concittadini, salvato per un pelo dal suo stesso garage allagato.
Quindi che si fa? E’ sufficiente tenere puliti gli argini e i fossi, in una ripulita veloce?
Non ci sono altre soluzioni?
Berlino, Melbourne, Copenaghen, la Cina stanno immaginando una città diversa, che sappia proteggersi da sola dalla troppa – o troppo poca – acqua, funzionale ma allo stesso tempo più piacevole da vivere e da vedere: la città spugna.
‘Se non puoi combattere il nemico, unisciti a lui’, dice un proverbio: la soluzione sta nell’accogliere, anzichè combattere, i flussi idrici naturali, con una combinazione di materiali drenanti, parchi naturali, tunnel sotterranei e bacini di raccolta.
Immaginate parchi con spazi dedicati a strutture di stoccaggio della pioggia, la cui acqua potrà poi essere depurata e riutilizzata;
Immaginate tetti verdi, superfici a verde verticale (una soluzione adottata sin dagli antichi etruschi e romani!) dove le piante assorbano in tempo reale la pioggia che cade, producendo ossigeno, proteggendoci da muffa e infiltrazioni e regalandoci una vista più piacevole della cima dei nostri edifici;
Immaginate marciapiedi dove il cemento viene sostituito da mattoni che assorbono l’acqua, anzichè contrastarla e farla rifluire verso le case, per incanalarla nel sottosuolo e in ulteriori bacini di raccolta e destinarla a riutilizzo.

Una visione interessante, che restituisce alla città il suo equilibrio idrogeologico e che la rende più accogliente per noi.
Una boccata d’aria, al posto del solito vecchio metodo del ‘mettere una pezza quando la gomma è bucata’. Non è ora di dire basta al pensare sempre a posteriori, al trovare i soldi per coprire i danni dopo che l’alluvione c’è stata?
Perchè, anche se economicamente non ci fosse differenza, nessuno ci ripagherà del timore, del disagio e della distruzione di qualcosa a noi caro – o magari della morte di una persona cara.
Prevenire è meglio che curare, dice un altro proverbio.
Credo sia tempo di pensare in grande, prevedere, curare: per un sogno di città vivibile che appartenga a tutti noi.

Puoi approfondire ai seguenti link:

green.it-città spugna

futuroprossimo – città spugna

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