… quei comitati-vetrina, autoreferenzialità di una maggioranza onnivora …
Nel consiglio Comunale del 21 febbraio è stato costituito il Comitato di consultazione della famiglia: rappresentanze della società civile e amministrazione attorno allo stesso tavolo per scambiare idee e progettare insieme il futuro della città.
Per la “società civile” parteciperanno rappresentanti di scuola e associazioni, quartieri, Caritas, Croce Rossa, sanità, asili, Parrocchie. Per la parte “amministrazione”, invece, si trova rappresentata la sola maggioranza.
Le minoranze hanno chiesto che nella composizione rientrassero tutti i membri della commissione consiliare di riferimento, in modo che il Consiglio Comunale fosse rappresentato nella sua interezza. Ma l’Amministrazione ha negato tale partecipazione, sostenendo che non serva la presenza delle minoranze negli organismi consultivi, e che sarebbe percepita come divisiva.
ABC2030 e PD ritengono invece fondamentale che l’amministrazione partecipi con tutte le sue componenti, anche con la presenza della componente di minoranza, se lo scopo è davvero di voler ascoltare la società civile. Da qui la richiesta di dare anche alla minoranze, la possibilità di ascolto diretto delle famiglie, nel “luogo istituzionale” a ciò dedicato.
Purtroppo, le minoranze, in Albignasego, sono sistematicamente estromesse dai luoghi istituzionali dove l’amministrazione si confronta con la società civile (e mancano i luoghi fisici per gli esercizi di democrazia: ma su questo ci sarà altro comunicato). Alle minoranze viene sistematicamente negato l’accesso ai luoghi pensati per ascoltare le istanze della società civile e co-gestire i progetti cittadini. Sempre con scuse differenti: perché non si tratta di organismi politici, perché si tratta di discussioni tecniche, perché la presenza sarebbe divisiva, perché la maggioranza già partecipa per l’intera amministrazione.
In Consiglio abbiamo chiesto a gran voce di aprire questi spazi di partecipazione, ma siamo stati zittiti: la maggioranza si propone come unico interlocutore della società civile, in un protetto recinto di propaganda.
Eppure non c’è nulla di straordinario nell’istituzione del Comitato per la famiglia: si tratta di uno strumento idoneo a essere messo in campo da amministrazioni di qualsiasi colore. Nulla di straordinario nell’attivare questi metodi di partecipazione, già presenti in molti altri Comuni. Basta un’analisi comparativa dei regolamenti presenti in rete per vedere che in altri comitati le minoranze non sono escluse e per rendersi conto che in molti di questi organismi la parte politica cede il passo alla società civile lasciando vero spazio di autogestione (la società civile elegge il direttivo e la presidenza, che invece nel nostro comitato compete al Sindaco). Solo così comitati e consulte sono veri luoghi di ascolto attivo; da noi, invece, sembrano più una “vetrina” dove la maggioranza si impone come unico interlocutore.
Per dovere di cronaca, si segnala che sono invece stati accolti gli emendamenti proposti dalle minoranze, per rendere pubbliche le convocazioni, le sedute e i verbali, con pubblicazione sul sito istituzionale. Ma la sostanza non cambia.
Ci siamo astenuti nella votazione finale perché resta il dubbio che quella proposta non sia la configurazione migliore. L’istituzione di questo Comitato di consultazione della Famiglia è sicuramente legittimata dai numeri, ma resta arbitraria nella sostanza: si proclama l’inclusione a parole, ma si esclude la nostra partecipazione.
Luisa Fantinato (ABC2030), Andrea Canton e Riccardo Savio (Partito Democratico)