
Luisa Fantinato Candidata Sindaca
Partecipazione, sostenibilità, dialogo con i territori e i cittadini: sono le colonne portanti del programma elettorale di Luisa Fantinato, e della coalizione ABC Albignasego Bene Comune 2030. Un gruppo composto da diverse realtà, unite dalla passione per la propria cittadina, e dal desiderio di costruire una collettività sempre più interattiva e vivace. Non contrapposizione, ma costruzione di sentieri comuni, per arrivare al bene di tutti, e migliorare il più possibile il territorio in cui viviamo. Nell’intervista, Luisa Fantinato si apre ai suoi concittadini, raccontando le ragioni della sua candidatura.
PER CHI VUOLE conoscere la candidata sindaca, le origini e le ragioni del suo impegno per il progetto Albignasego 2030
Perché la candidatura se ad Albignasego paese si vive bene?
“E’ vero, non si sta male ad Albignasego. Tuttavia, quando abbiamo cominciato a guardarci attorno, ci siamo resi conto che la mera gestione dell’esistente non è sufficiente per una città grande come la nostra: si continuano a costruire case, mentre la città è prigioniera di una viabilità non più sostenibile (chi di noi non si fa qualche coda in via Roma?). Riguardo alla mobilità, inoltre, ci sono quartieri dove le piste ciclabili si interrompono, lasciando scoperti collegamenti. Anche le infrastrutture pubbliche meriterebbero una revisione di medio-lungo periodo: la città si è espansa, e si sono ritoccate le strutture, ma senza una prospettiva lungimirante. Ad esempio, ci sono palestre che, ingrandite per rispondere all’espansione dei quartieri, hanno le colonne al centro della stanza, oppure i sono scuole dove si sono fatte aule senza pensare ai servizi igienici, lasciando perdere gli spazi verdi, che vengono allestiti principalmente per “mitigare” nuove costruzioni. Noi vogliamo pensare ad uno sviluppo diverso dall’attuale, con reciproco equilibrio delle dimensioni ambientale-economica-sociale, ispirandoci agli obiettivi dell’agenda 2030”.
L’agenda 2030 dell’ONU. Una forte prospettiva ideale, sfociata in un bel programma molto denso e declinata in progetti concreti. Non è che siate dei visionari?
“Non siamo visionari, ma costruttori di un grande progetto per la nostra città. Stiamo lavorando per creare una coscienza civica, per pensare fuori dalle logiche “di provincia”. E’ necessario uno sguardo ampio sulle nostre realtà, nel contempo realistico e pragmatico, soprattutto in un momento di sofferenza come questo. Si, abbiamo una visione di Albignasego, ma stiamo con i piedi per terra e proponiamo progetti fattibili, con una nuova visione politica di respiro metropolitano, anche per rispondere al post-emergenza sanitaria. Siamo partiti dalle cose concrete: ossia dall’ascolto attivo dei cittadini e delle forze sociali, e ci facciamo promotori di relazioni tra le comunità, per fare rete e promuovere sussidiarietà e inclusione. Questo è il nostro metodo per prenderci cura del bene comune, in aperta e operativa collaborazione con Padova e i Comuni limitrofi, su interessi di prossimità convergenti senza lasciare indietro nessuno”.
Parli sempre al plurale in un mondo in cui la politica tende a polarizzarsi attorno all’uomo forte, al capitano
“Il valore aggiunto del nostro progetto è la squadra. Squadra con idee forti, e capace di competenza e passione nel perseguirle. Per questo ho deciso di espormi uscendo dalla mia comfort zone. Dopo tanta antipolitica è il momento di riscoprirsi comunità, e andare alla ricerca dei fini “alti” dell’azione amministrativa, riportando al centro le idee e le persone, non intese come singoli, ma come comunità. Proviamo ad uscire dalla polarizzazione attorno a leader-padroni e dalle logiche amici-nemici, per portare la discussione sulle idee e sui progetti. In questo modo siamo convinti di far emergere l’anima alla nostra città, da molti considerata un paese dormitorio della cintura sud.
Voglio pensare che anche gli altri schieramenti pensino al bene di Albignasego. Semplicemente propongono una prospettiva diversa dalla nostra. Confido, però, che nella consiliatura sapremo confrontarci e trovare una sintesi fruttuosa per il bene comune. Anche il fatto che ci seguano sull’importanza del green, è un buon punto di partenza, ma ribadisco: il verde non può essere una “mitigazione” a fronte di nuove urbanizzazioni. Occorre uno sforzo ulteriore per dare al profilo ambientale pari dignità”.
Secondo voi, queste tematiche avranno presa in un elettorato che, tutto sommato, sta bene?
“Ne siamo consapevoli: questa compagine di maggioranza è forte e coesa, da molto tempo. Proprio per questo la nostra iniziativa acquista ancor più rilievo: perché il pensiero unico finisce, col tempo, per diventare autoreferenziale e soffocare le diversità. Vogliamo che tutti i cittadini di Albignasego sappiano che ci possono essere voci e proposte nuove, non necessariamente contro: si parte dall’esistente, da quello che di buono abbiamo per migliorarlo, e guardiamo anche a quello che fanno altri per imparare e uscire dall’autoreferenzialità. Questo è stato anche il senso dei nostri tavoli tematici: guardare a quello di buono che c’è, capirne le criticità, e proporre prospettive e soluzioni. Con l’obiettivo di una cittadinanza consapevole, capace anche di guardarsi attorno. Ad ogni modo, invito tutti i cittadini a leggere il nostro programma per scoprire i progetti concreti”.
Visto che stiamo parlando di politica, perché la scelta di presentarvi in coalizione con altri partiti? Non era meglio essere tutti civici, vista questa forte spinta ideale?
“Il progetto Albignasego 2030 muove da una prospettiva di civismo pro-positivo: nella coalizione c’è un’anima civica -ABC-Albignasego Bene Comune. Accanto ci sono le forze politiche che hanno partecipato al progetto sin da principio, come il Partito Democratico, o che hanno condiviso il programma strada facendo (Demos, Europa Verde, Italia Viva e Azione). Come civici abbiamo scelto di rispettare l’appartenenza politica di chi ha dimostrato interesse al progetto, e che ora è nostro alleato, apprezzando ciò che “identità” diverse possono portare in termini di idee e progettualità. Pensiamo che la collaborazione sia molto più serena se si è consapevoli delle differenze, invece che chiedere di rinunciare alla propria identità o tradizione. La partenza di ogni fruttuosa integrazione è il riconoscimento della diversità, non la sua negazione, e la convergenza su obiettivi unificanti”.
Diversità e poi fragilità: ne parlate molto nel vostro programma
“Anche su questi temi siamo partiti dall’ascolto delle persone, proponendo una politica del “prendersi cura”. L’ascolto dei diretti interessati ci ha fatto capire quanto ci sia bisogno di conoscere le implicazioni delle diversità. Perché se confezioni un vestito, non puoi che partire della corporeità e dalle esigenze di chi lo indossa. Dopo il tavolo tematico sul prendersi cura dove, appunto, prendevamo le mosse dalle esigenze delle famiglie, una persona mi ha scritto: “Bella, ma altrettanto drammatica per il punto in cui siamo, noi normali”. Ecco, abbiamo capito che nel tema fragilità ci sono molte sfaccettature che chiedono di essere riconosciute, e di essere comprese con un approccio qualificato.
Abbiamo scoperto che anche parlare di “assistenti sociali” può rappresentare un ostacolo all’avvicinamento ai servizi da parte di alcune famiglie, per qualche retaggio che crea imbarazzo; mentre un punto informativo per disabilità potrebbe far superare le remore di alcuni. Le famiglie chiedono fortemente di passare dall’assistenza all’accoglienza, e all’inclusione, e di creare “piattaforme” che diano pari possibilità, partendo proprio dalla condivisione delle informazioni, cosa fondamentale, perché spesso ciascuno deve reperirle per proprio conto”.
E poi c’è il tema di genere. Abbiamo notato un cambio dal primo volantino in cui eri candidata Sindaco e avvocato, al secondo, dove i sostantivi vengono declinati al femminile. Perché? Cosa è successo?
“Sono partita come candidata sindaco, perché sindaca non mi suonava proprio. Allo stesso modo sono stata per quindici anni orgogliosamente avvocato. Poi ho incontrato il gruppo giovani. Che ha fortemente e simpaticamente contestato la scelta del maschile.
A me il femminile proprio non suonava, (e non pensavo fosse così rilevante), ma suonava a loro, ai giovani. Visto che la lingua la fanno i parlanti, mi son detta: “Largo ai giovani”. Da qui la mia prima apertura. Dopodiché ho letto il libro, consigliato da un amico, Femminili Singolari di Vera Gheno, sull’importanza della democrazia linguistica per azzerare il divario, anche quello di genere. Ora sono proprio convinta che vada Sindaca. E sono anche avvocata. Non solo perché, per la Crusca, il femminile di sindaco è sindaca, ma anche perché la scelta rappresenta una evoluzione anche “culturale”, che segna l’arrivo del “femminile” dove, fino a qualche anno fa, le donne erano poco presenti: se ci sono in carne e ossa, le donne meritano di esserci anche nelle parole. Chi non se la sente, resta libero di usare il maschile (che non è sbagliato), mentre per i coraggiosi: forza Sindaca!
Peraltro, la lista ABC è composta per la maggioranza da donne, ingaggiate per interesse, non per salvare le quote: forse un segno dei tempi di una cultura che cambia. E anche nelle altre liste, la presenza femminile è nutrita”.
Ci racconti un percorso di gruppo sul quale si innesta anche un percorso personale. Questo, in un mondo in cui fare politica è considerato “sporcarsi” le mani, ed è sempre più difficile portare la gente a spendersi per un ideale. Hai avuto altri stimoli e motivazioni per uscire dalla comfort zone?
“Sono stata stimolata all’impegno nella politica attiva, dall’energia delle persone del gruppo, dalla forza innovativa delle idee. Forse da un’esigenza personale di “relazioni” nelle sere del lockdown, o dalla mia inclinazione a guardami attorno. Hanno influito anche due libri: Della gentilezza e del coraggio. Breviario della politica e altre cose di Gianrico Carofiglio, che ho letto prima, o forse all’inizio del progetto, e che ho regalato anche al sindaco Giacinti in un incontro “prepartita”, come segno e impegno verso una buona dialettica politica. E dall’Enciclica Fratelli Tutti, sulla fratellanza e l’amicizia sociale di Papa Francesco, che ho letto durante il progetto, e dove ho trovato conferma di molte delle spinte che ci muovevano (preciso che le citazioni al testo che si trovano nel programma non le ho proposte io: evidentemente è un testo che ha lasciato il segno anche in altri). Mi piace leggere saggi e testi che parlino dell’attuale contesto sociale: alla fine, anche guardare con curiosità alla società che ci circonda è un modo di fare politica. Quindi, forse, era da tempo che facevo politica. Invito le persone curiose del mondo, e desiderose di prendersene cura a mettersi in gioco, e a “sporcarsi le mani”. Nel gruppo abbiamo dei giovani che sono dei bellissimi testimonial di come la curiosità porti all’impegno politico”.